Un futuro vegetariano e lillipuziano

Vi ricordate la storiella del villico disperato perché il somaro gli era morto proprio quando aveva imparato a non mangiare? A ricordarcela irresistibilmente è il divulgatore scientifico Pierre Barthélémy, che nel suo blog sul Monde, due giorni fa, ha rilanciato (criticamente, va detto) la bella pensata dei filosofi eticisti S. Matthew Liao, americano, Anders Sandberg e Rebecca Roache, inglesi. Sull’ultimo numero della rivista Ethics, Policy and the Environment, i tre hanno offerto la loro ricetta per mettere fine al vorticoso consumo di risorse del pianeta.
7 AGO 20
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Vi ricordate la storiella del villico disperato perché il somaro gli era morto proprio quando aveva imparato a non mangiare? A ricordarcela irresistibilmente è il divulgatore scientifico Pierre Barthélémy, che nel suo blog sul Monde, due giorni fa, ha rilanciato (criticamente, va detto) la bella pensata dei filosofi eticisti S. Matthew Liao, americano, Anders Sandberg e Rebecca Roache, inglesi. Sull’ultimo numero della rivista Ethics, Policy and the Environment, i tre hanno offerto la loro ricetta per mettere fine al vorticoso consumo di risorse del pianeta, dato che, a loro avviso, a poco servono le politiche di risparmio messe in campo fino a oggi per contenere il riscaldamento globale. Si tratta nientemeno che di modificare geneticamente gli esseri umani, in modo che abbiano la possibilità di vivere con meno cibo – soprattutto meno carne rossa, e all’uopo si potrebbe indurre artificialmente una forma di intolleranza – e meno acqua. L’idea, in breve, è di ottenere individui più piccoli attraverso la fecondazione in vitro (“selezionando con la diagnosi preimpianto gli embrioni geneticamente destinati a diventare adulti di piccola taglia”), in modo che a esseri meno ingombranti corrispondano cospicui risparmi di alimenti, di carburante, di risorse idriche, di stoffa per i vestiti…
Confessiamo di aver pensato a uno scherzo, e non abbiamo del tutto escluso che, alla fine, i tre filosofi si rivelino buontemponi in vena di facezie, così come la loro proposta di programmare umani a basso consumo, manco fossero lampadine, un’esca per gonzi. Certo è che il blogger del Monde, per quanto costernato e del tutto contrario all’ipotesi alla Huxley, un certo credito di fattibilità glielo dà, e immagina un’“umanità vegetariana lillipuziana” che “si nutrirà di un vasetto di yogurt, vivrà in una casa di bambole, berrà meno, farà meno pipì, farà meno di tutto”. I tre filosofi auspicano anche “trattamenti ormonali destinati a suscitare empatia e comportamenti altruistici”, per esempio aumentando l’ossitocina nell’organismo, e simili amenità. Sul blog di Barthélémy i commenti si moltiplicano, ed è raro che la proposta non sia presa sul serio. C’è pure chi chiama in causa Darwin e ipotizza un aiutino all’evoluzione per resistere al global warming. Ma c’è anche chi, per fortuna, dice che, più del riscaldamento globale, teme “la stupidità diffusa anche tra gli scienziati”.